ANOSMIA E COVID 19

L’INFEZIONE DA COVID 19 PUO’ DAVVERO PROVOCARE LA PERDITA DELL’OLFATTO?

La capacità di percepire gli odori è legata al contatto delle sostanze odorose che attraversano le fosse nasali con l’epitelio olfattorio localizzato nella porzione superiore del naso. Le disfunzioni dell’olfatto in cui si assiste ad una diminuzione della percezione degli odori possono essere legate sia ad una problematica ostruttiva del naso, o comunque ad una patologia che limiti la pervietà nasale, sia ad un disturbo di tipo neurosensoriale, che alteri la funzionalità dei recettori olfattivi o dei neuroni che trasmettono le informazioni olfattive al cervello.                                                                     

  La perdita completa dell’olfatto è detta anosmia, mentre si parla di iposmia se la perdita è parziale. Molto spesso a questi disturbi si associa una perdita o diminuzione del gusto (ageusia ed ipogeusia), a causa della stretta relazione tra olfatto e gusto. Le informazioni gustative ed olfattive vengono integrate tra loro per poter riconoscere e apprezzare i vari aromi dei cibi. Spesso infatti i soggetti con un disturbo dell’olfatto si accorgono di questo problema perché gli alimenti sembrano insapori.

Le cause più frequenti di anosmia ed iposmia sono: i traumi cranici, con coinvolgimento delle strutture deputate all’olfatto, la sinusite cronica, che porta persistente ostruzione nasale e alterata funzione della mucosa nasale, e infezioni virali, che sono la causa di circa il 40% dei casi di anosmia, in cui vengono danneggiati i recettori olfattivi, con meccanismi ancora non del tutto chiariti. Il virus dell’influenza è uno dei principali responsabili. Anche altre infezioni virali delle prime vie aeree sono state messe in relazione con la comparsa di disturbi dell’olfatto. In questi casi il recupero o il miglioramento spontaneo dell’odorato avviene nel 35-67% dei soggetti.

Recentemente sono emerse numerose evidenze sul rapporto tra disturbi dell’olfatto e COVID-19. Molti pazienti con dimostrata positività al virus Sars-Cov2 hanno sviluppato anosmia o iposmia, così come in alcuni Paesi interessati dalla diffusione di questo coronavirus è stato osservato un netto incremento dei casi di anosmia isolata, anche in soggetti giovani.                                                                                                                 

Esiste anche un fisiologico decadimento della percezione degli odori e dei sapori con l’invecchiamento, che inizia già ad avvertirsi verso i 60 anni per divenire più evidente sopra i 70 anni. Altre cause di anosmia possono essere la rinite allergica, i polipi o tumori dei seni paranasali che ostruiscono le fosse nasali o coinvolgono e distruggono i recettori olfattivi, malattie neurodegenerative come la Malattia di Alzheimer o la Sclerosi Multipla, storia di interventi neurochirurgici, tumori e infezioni cerebrali, forme congenite e il fumo di tabacco.                                                                                                          

Anche alcuni farmaci possono causare disturbi dell’olfatto tra cui alcuni antipertensivi (prevalentemente gli ACE-inibitori, ma anche i calcio-antagonisti), farmaci per l’ipercolesterolemia, l’uso prolungato di decongestionanti nasali, le fenotiazine, gli estrogeni.                                                                                                                                   

Cosa fare in caso di iposmia ?                                                                                                           

I disturbi dell’olfatto richiedono una valutazione medica, soprattutto in presenza di recenti traumi cranici, di comparsa improvvisa dei sintomi, di presenza di altri sintomi neurologici quali difficoltà a parlare o deglutire, alterazioni dell’equilibrio, disturbi della vista, perdita di forza o disturbi sensitivi.  E’ di fondamentale importanza una accurata anamnesi che includa patologie preesistenti, eventuali traumi o interventi precedenti, medicinali assunti, presenza di sintomi di patologia nasosinusale come congestione nasale, secrezioni nasali, cefalea o dolore facciale, eventuale presenza di allergie o di esposizione a sostanze tossiche.  L’esame obiettivo andrà alla ricerca di eventuali segni e sintomi neurologici, soprattutto a carico dei nervi cranici, ed alla valutazione delle cavità nasali, ricercando la presenza di cause di ostruzione, infiammazione ed edema della mucosa, polipi, secrezioni; per questo scopo l’endoscopia nasale a fibre ottiche si rivela un esame necessario. La verifica e la quantificazione della perdita olfattiva può essere effettuata mediante alcuni test in cui il soggetto deve riuscire a percepire determinate sostanze odorose. Tra i più usati vi è il test “Sniffin’ Sticks” e lo “University of Pennsylvania Smell Identification Test”.

La diagnostica viene frequentemente completata con una Tomografia Computerizzata (TC) o una Risonanza Magnetica (RM) che permettano la visualizzazione di tutte le strutture coinvolte nella via olfattiva.

La terapia si basa sul trattamento delle cause specifiche. Nella sinusite cronica, nella poliposi nasale, nei traumi cranici, spesso il trattamento è chirurgico. E’ da precisare che non sempre dopo la chirurgia si ha una ripresa dell’olfatto o questa può essere solo parziale. La sinusite può anche necessitare di una terapia medica, così come avviene nella rinite allergica. Nelle forme di anosmia post-infettiva la terapia più frequentemente utilizzata è la somministrazione di cortisonici per via orale, sebbene sia sconsigliata nei casi provocati da COVID-19. Non sempre però si ottiene un recupero della funzione olfattoria. Altre terapie utilizzate, sebbene poco supportate dalle evidenze scientifiche, sono l’utilizzo di acido alfa-lipoico e di zinco per via orale. Altra possibile forma di trattamento è il training olfattorio, una metodica riabilitativa che sfrutta la capacità rigenerativa dei recettori olfattori, e potrebbe rivelarsi utile nelle forme di iposmia. 

Infine, vi sono alcune norme comportamentali importanti da seguire per le persone affette da anosmia. Ad esempio, è senza dubbio utile il posizionamento di allarmi antincendio e rilevatori di gas, in quanto questi individui, non riuscendo a percepire l’odore del fumo o del gas, sono esposti a pericolo; allo stesso modo è necessario porre attenzione nell’utilizzo di fornelli a gas per cucinare e prima di consumare alimenti conservati, che potrebbero emanare cattivo odore non percepibile dal soggetto.

Dr Stefano Rubino

Specialista in Otorinolaringoiatria – Roma