Con il termine “Cannabis” o “Cannabinoidi” si comprendono tutte le sostanze psicoattive che si ottengono dalla Cannabis sativa o, meglio, dalle infiorescenze femminili di tale pianta. Il termine comprende circa 60 componenti attivi fra cui i più importanti sono: il tetraidrocannabinolo (THC), componente attivo primario il cannabidiolo (CBD) il cannabinolo (CBN).
I derivati della cannabis sono le più diffuse ed usate droghe illegali.
Tipologia
Hashish: L’hashish consiste primariamente nella resina prodotta dalle infiorescenze, sebbene anche altre parti dei fiori e delle foglie potrebbero essere incluse nella sua produzione.
Marijuana: La marijuana consiste nelle foglie seccate all’aria, nei fiori e parte del gambo.
Olio di hashish: L’olio è ottenuto per estrazione con solventi organici. E’ un liquido viscoso, simile a catrame, con un elevato contenuto in THC (circa 10-30% e, in taluni casi, fino al 60%).
Il meccanismo d’azione nei cannabinoidi
Una volta assorbito, il THC si distribuisce ai vari organi dell’organismo, specialmente a quelli che hanno concentrazioni significative di grassi. Perciò, il THC penetra rapidamente nell’encefalo; la barriera emato-encefalica, a quanto pare, non ostacola il suo passaggio.
A causa della sua capacità di sciogliersi nei grassi, il THC si accumula nell’organismo e la sua presenza può essere rintracciata anche a mesi di distanza dall’ultima assunzione.
L’uso di cannabinoidi marcati con apposite sostanze radioattive ha consentito di scoprire l’esistenza di siti “selettivi” di legame ai cannabinoidi e si è dimostrato che questo recettore media tutti gli effetti farmacologici e comportamentali dei cannabinoidi. La massima densità di tali recettori è stata descritta nei gangli della base e nel cervelletto (responsabile della capacità di orientamento spazio-temporale dell’individuo). Livelli di minore densità sono stati rilevati nel tronco encefalico, nei nuclei talamici, nell’ipotalamo e nel corpo calloso. Esistono però recettori anche in altre strutture cerebrali.
La loro elevata densità nel sistema motorio extrapiramidale e nel cervelletto spiegherebbe gli effetti dei cannabinoidi sulle funzioni motorie. Gli effetti sui processi cognitivi e mnemonici potrebbero essere dovuti alla presenza di recettori nell’ippocampo e nella corteccia. La scoperta di recettori nello striato ventromediale e nel nucleo accumbens suggerisce invece l’esistenza di una relazione con i neuroni dopaminergici, e quindi con i processi di gratificazione cerebrale.
Effetti ed effetti collaterali
Moderata euforia e senso di “pace” sono gli effetti principali di tali sostanze. Gli effetti collaterali possono consistere in sonnolenza, mancanza d’ascolto, modificazioni nella percezione spazio-temporale (guidare sotto gli effetti della cannabis è pericolosissimo), agitazione, irritazione, congiuntivite, midriasi (pupille dilatate).
Sono inoltre documentati effetti cardiovascolari quali tachicardia e variazioni della pressione sanguigna.
Effetti a breve termine
· Alterazioni della memoria a breve termine (con relative difficoltà di apprendimento e a ricordare le informazioni)
· Alterazioni della coordinazione motoria in grado di interferire con la guida e tali da aumentare il rischio di danni
· Alterazione della capacità di giudizio che possono portare a comportamenti sessuali a rischio e la trasmissione di malattie sessualmente trasmesse
· Paranoia e psicosi (ad alte dosi)
Effetti di un uso ‘pesante’ o a lungo termine
· Dipendenza (si riscontra nel 9% degli utilizzatori totali, nel 17% di chi ha cominciato in età adolescenziale e nel 25-50% degli utilizzatori su base quotidiana)
· Alterazioni dello sviluppo del cervello (effetto fortemente associato al consumo precoce di marijuana)
· Scarsi risultati scolastici e aumentata possibilità di abbandono degli studi
· Alterazioni cognitive con QI inferiore tra chi ha fatto uso frequente di marijuana in adolescenza
· Ridotta soddisfazione nella vita e minori risultati
· Sintomi di bronchite cronica
· Aumentato rischio di disturbi psicotici cronici (compresa la schizofrenia) nei soggetti predisposti agli stessi
Stato fisico ed emozionale
Lo stato indotto dalla cannabis varia notevolmente in accordo alla personalità dell’assuntore, allo stato psicologico, a condizioni esterne, al modo d’uso e alla quantità di THC assunto. A causa di tale variabilità la cannabis può provocare differenti effetti anche sullo stesso individuo e pertanto lo stato fisico/emozionale indotto non è mai prevedibile.
Tossicità
La cannabis ha una tossicità “diretta” molto bassa. Non vi sono chiari casi documentati di morte per cannabis nell’uomo. Sono tuttavia documentati moltissimi incidenti (stradali, sul lavoro, etc.) mortali connessi all’abuso di cannabinoidi.
La farmacocinetica nei cannabinoidi
Quando la droga è fumata, il livello di THC nel sangue raggiunge il suo picco nel giro di 15-20 minuti. Il massimo “high” si ottiene in circa 15-30 minuti. Successivamente il periodo di euforia decresce lentamente per un periodo di 3-4 ore, nonostante il livello di THC diminuisca molto più rapidamente. Generalmente, alla cessazione dell’effetto interviene un grande desiderio di assunzione di cibo altamente calorico.
Il THC viene metabolizzato quasi completamente in un prodotto attivo (11 – idrossi – delta – 9 – THC) che viene convertito in un metabolita inattivo e quindi eliminato dall’organismo.
Dopo il periodo iniziale di intossicazione, i livelli di THC diminuiscono rapidamente in circa 1 ora ad un livello basso, a causa dell’elevata solubilità del THC nei grassi dell’organismo, che persiste per giorni. Il metabolismo del THC è abbastanza lento; generalmente si considera un’emivita di eliminazione di circa 30 giorni, sebbene alcune fonti indichino un periodo più ridotto (circa 4 giorni).
Il THC, quindi, persiste nell’organismo per svariati giorni o addirittura per settimane. Questa eliminazione lenta tende ad intensificare l’effetto dei cannabinoidi successivamente fumata e perciò può, parzialmente, spiegare perché coloro che fanno uso regolare di marijuana raggiungono lo stato di ebrezza più rapidamente, più facilmente e con un quantitativo del farmaco inferiore rispetto a coloro che ne fanno un uso intermittente.
Come vengono smaltite le droghe dal corpo
Quando assumiamo una sostanza questa viene assorbita dal nostro flusso sanguigno via polmoni, sistema digerente o attraverso una siringa e, per essere espulsa, deve passare per le varie escrezioni: dalle feci, alle urine, passando per il sudore. Per riuscirci però le droghe devono prima venire metabolizzate: la sostanza viene assimilata e, in seguito ad un processo di trasformazione, diventa un metabolita che a sua volta viene processato prima di essere eliminato. Questi passaggi avvengono per lo più nel fegato, che contiene un catalizzatore, il citocromo P450, che ossida le sostanze e ne agevola l’espulsione. A questo punto però gli effetti veri e propri delle sostanze assunte, che siano cannabis o eroina, sono ormai passati da tempo, le tracce restano solo nel corpo: ciò significa che, in caso di specifici esami del sangue, delle urine o del capello risulta che abbiamo consumato droghe.
Per quanto tempo restano le sostanze nel nostro corpo?
Considerato un metabolismo nella media, si conta che:
la cannabis resta nelle urine da 7 a 30 giorni, nei capelli per 90 giorni e nel sangue per 14 giorni
la cocaina resta nelle urine da 3 a 4 giorni, nei capelli per 90 giorni e nel sangue per 1-2 giorni
l’eroina resta nelle urine da 3 a 4 giorni, nei capelli per 90 giorni e nel sangue mezza giornata
l’LSD resta nelle urine circa 3 giorni, nei capelli per 3 giorni e nel sangue per 5 ore
l’MDMA resta nelle urine da 3 a 4 giorni, nei capelli per 90 giorni e nel sangue 1-2 giorni
la metanfetammina resta nelle urine da 3 a 6 giorni, nei capelli per 90 giorni e nel sangue circa 3 giorni
Complicazioni e pericoli
Recenti studi hanno dimostrato come la Cannabis non sia pressoché innocua come precedentemente creduto.
Dipendenza psicologica
L’abuso di cannabis conduce ad una dipendenza psicologica accompagnata dal rischio di un “cambio” di personalità, di perdita di contatto con la realtà e di auto negazione.
Danni fisici e mentali
Diversi studi americani ed europei hanno mostrato vari pericoli: danno cromosomico, disturbo del bilancio ormonale (possibilità di impotenza, sterilità temporanea e sviluppo di seno nell’uomo) e del metabolismo ormonale, danni ai polmoni e alle vie respiratorie.
Infine, c’è la possibilità di danni cerebrali a lungo termine in quanto tracce di THC rimangono a lungo in quest’organo.
