Disturbi del linguaggio: quali sono e quando serve un logopedista

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Spesso i genitori, soprattutto se si tratta del primo figlio, sono molto apprensivi. Sono soprattutto i modelli imposti dalla società e dalle persone che circondano la neo coppia a far scaturire diversi dubbi nei genitori, soprattutto per quanto riguarda le tappe evolutive del bambino. Quello del linguaggio è un ambito particolarmente delicato. Spesso ci si preoccupa se il bambino non parla subito, o se ritarda a lallare, ma anche se, arrivato a una certa età, non si esprime con un certo numero di vocaboli. Insomma, sono davvero i genitori a essere eccessivamente apprensivi, o al contrario, non si rendono conto di eventuali problemi? Quando si può parlare di disturbi del linguaggio?

Disturbi del linguaggio cosa sono e come si possono identificare

Molti genitori rilevano che il proprio figlio non parla bene. Nella maggior parte delle volte si tratta di falsi allarmi, quindi non è nulla di preoccupante se non che il bambino ha le sue tappe e queste non per forza devono coincidere con quelle degli altri. Delle altre volte, però, certe paure corrispondono a effettive problematiche riscontrabili nel linguaggio del bambino.

Un problema del linguaggio ha diverse cause, dallo spettro autistico, a ritardi cognitivi, problemi neurologici, sordità non diagnosticata e molte altre cause. Ci sono però casi in cui il bambino non ha nulla di tutto ciò se non, appunto, un problema di linguaggio. In questo caso si parla di disturbo specifico del linguaggio, con sigla DSL e che va a designare i disturbi del linguaggio di bambini che non mostrano altre problematiche gravi se non  quelle, appunto, del linguaggio, quindi che hanno difficoltà a produrre e comprendere frasi rispetto ai loro coetanei.

Non c’è da allarmarsi perché buona parte dei disturbi specifici del linguaggio si sistema col tempo e con delle sessioni di logopedia. Tuttavia è fondamentale intervenire quanto prima poiché i disturbi del linguaggio vanno a peggiorare col tempo e a evolversi in disturbi dell’apprendimento. Ci sono le difficoltà fonologiche che possono tramutarsi in disortografia o dislessia, fino ad avere ripercussioni anche nella strutturazione verbale e sintattica, quindi con difficoltà nella comprensione del testo.

La valutazione logopedica

Bisogna tenere bene a mente che l’apprendimento del linguaggio è una delle operazioni più complesse per una persona e chiaramente è abbastanza logico pensare che non tutti debbano avere la medesima velocità di apprendimento. Ogni bambino ha fasi diverse, ma che tuttavia non devono discostarsi troppo, perché potenzialmente questo potrebbe essere sintomo di qualche problema. C’è poi chi parte in modo spedito, chi inizia a parlare precocemente, ma poi ha una sorta di periodo di assestamento, dove magari si assiste anche a una fase di balbuzie momentanea.

La valutazione di un logopedista serve quindi proprio allo scopo di distinguere uno sviluppo del linguaggio atipico, come per esempio la disprassia verbale, e che quindi necessita di una qualche strategia per ristabilire il regolare flusso verbale, da un semplice ritardo del linguaggio.

disturbi-del-linguaggioGli inglesi, per esempio, fanno un’importante distinzione tra speech e language. Nel primo caso, dello speech, si parla di disturbi quali difficoltà nella pronuncia di alcuni fonemi come la S, la “zeppola” e la “erre moscia”, cioè quei problemi di articolazione che si risolvono facilmente se si interviene in modo precoce. Più complessi, invece, sono quei problemi di tipo fonologico quali sostituzioni di lettere, semplificazioni di lettere, o anche di tipo morfosintattico, e che quindi richiedono  un trattamento differente.

Un disturbo del linguaggio è sovente seguito da altri problemi come la difficoltà nella lettura e nella scrittura, oltre a disturbi emotivi e comportamentali e anomalie nelle relazioni interpersonali.

Campanelli d’allarme per individuare i disturbi specifici del linguaggio

Una cosa che preme molto a tutti i genitori è capire come possono individuare eventuali segnali dell’insorgenza di un disturbo del linguaggio. Ebbene, in genere questi si manifestano come un ritardo nella comparsa delle parole singole, oppure come un’alterazione dei suoni prodotti, ma anche come difficoltà a livello lessicale e sintattico-grammaticale.

Più nello specifico:

  • 18-30 mesi: difficoltà nel linguaggio parlato, lentezza nello sviluppo del linguaggio. Scarso uso di gesti. Si parla così di bambini che fanno fatica a farsi comprendere o a comprendere ciò che viene loro detto, in sintesi, hanno difficoltà nella comunicazione. Dopo i 30 mesi le idiosincrasie persistono. Dopo i 3 anni, in una condizione normale, le parole pronunciate dovrebbero essere intellegibili al 100%.

Tuttavia, va detto che non tutti i bambini che manifestano difficoltà del linguaggio nei primi anni di vita vanno poi incontro a un disturbo specifico. I cosiddetti late bloomers possono recuperare in un anno il ritardo che mostrano rispetto a quella che è la norma, mentre i late talkers, qualche volta, evolvono in bambini con disturbi specifici del linguaggio, nell’1-2% dei casi tale disturbo persisterà anche in età scolare.

Diagnosi del DSL e trattamento

Per una corretta diagnosi è necessario fare un’accurata valutazione sia neuropsicologica che logopedica, a tale proposito, se il bambino mostra difficoltà anche nella socializzazione o si mostrasse recalcitrante all’idea di una visita, si potrà chiamare un logopedista a domicilio a Roma, dove il servizio è già presente, o in altre città dove è ppossibile richiedere questo tipo di visite private. Il bambino nell’ambiente familiare si sente più tranquillo e consente allo specialista di fare tutte le dovute valutazioni.

Può essere necessario anche l’approfondimento medico di un altro specialista, come un otorino, onde verificare che non vi siano problemi di tipo uditivo alla base dei disturbi specifici del linguaggio. Serve inoltre fare un profilo dettagliato del bambino.

Per quanto riguarda il trattamento, questo andrà scelto in base allo specifico disturbo individuato. Sarà quindi il logopedista, avvalendosi di eventuali ulteriori consulenze mediche, a capire di che tipo di disturbo dello sviluppo del linguaggio si tratti e, di conseguenza, a eleggere il trattamento più idoneo. Generalmente i disturbi del linguaggio non sono isolati da altre condizioni, quindi anche gli altri disturbi vanno presi in considerazione e trattati.

Indubbiamente anche il supporto dei genitori ha la sua rilevanza, quindi imparare i nomi e gli usi degli oggetti che si trovano in casa, fare delle attività stimolanti, come per esempio puzzle e costruzioni, ma anche carte per la memoria, con un commento verbale, aiuta il bambino nel suo percorso di recupero.