COME DIFENDERSI DALLE ALLERGIE RESPIRATORIE

Si tratta di malattie causate dall’esposizione ad un allergene, cioè ad una sostanza presente nell’ambiente, esterno o anche interno, a cui il soggetto è sensibile e alla quale risponde con l’attivazione del sistema immunitario. Gli allergeni più frequentemente responsabili di sintomi respiratori sono

  • acari della polvere, peli di animali (cani, gatti etc.)
  • i pollini (di graminacee,  ambrosia e betulle, parietaria, ma anche di cipresso, mimosa, ulivo e quercia, oltre ad alberi e piante infestanti)
  • muffe.

Epidemiologia

Le allergie rappresentano una delle più frequenti malattie croniche, interessando in Italia oltre  20 milioni di persone, di cui circa 1 milione e 200 mila bambini. La prevalenza delle malattie allergiche è in aumento in tutto il mondo, particolarmente nei Paesi a basso-medio reddito, tra i bambini e i giovani adulti. La rinite allergica (con o senza congiuntivite) colpisce dal 5-50% della popolazione mondiale, mentre il 5-12% della popolazione europea è affetto da asma allergica, percentuali destinate ad aumentare nei prossimi anni anche a causa di variazioni climatiche e peggioramento dell’inquinamento atmosferico.

Le allergie respiratorie scatenate da allergeni presenti in ambienti domestici, come la polvere o le muffe, interessano i pazienti tutto l’anno. Le allergie respiratorie causate da allergeni presenti nell’ambiente esterno, come i pollini, sono, invece, prevalentemente malattie stagionali, in quanto colpiscono milioni di persone nei periodi di maggior fioritura delle piante. Infatti, è soprattutto in primavera che l’atmosfera è invasa da invisibili nubi di pollini che si depositano ovunque, anche a chilometri di distanza dalla sorgente. Nei soggetti allergici il contatto delle mucose congiuntivali o delle vie aeree con questi pollini causa una sintomatologia clinica caratteristica.
 

Clinica

La rinite allergica, nota anche come febbre da fieno, è una infiammazione della mucosa nasale caratterizzata da almeno due dei seguenti sintomi:

  • starnuti e ostruzione
  • prurito nasale
  • “naso che cola”

Una classificazione della rinite allergica prende in considerazione la durata e l’intensità dei sintomi e l’impatto sulla qualità della vita. In base a queste caratteristiche viene classificata come:

  • “intermittente” se i sintomi hanno una durata minore di 4 giorni a settimana o durano meno di 4 settimane,
  • “persistente” se la durata è maggiore di 4 giorni a settimana o i sintomi durano di più di 4 settimane.

In base alla severità è poi ulteriormente classificata in lieve o moderata/severa.
La rinite è talvolta associata alla congiuntivite (e in tal caso si parla di rino-congiuntivite allergica), caratterizzata da prurito, lacrimazione arrossamento degli occhi.

L’asma è una malattia eterogenea che si manifesta con un insieme di sintomi (respiro sibilante o fischi, affanno, mancanza di respiro, senso di oppressione toracica e tosse) variabili nel tempo per intensità e frequenza, dovuti ad una infiammazione cronica delle vie aeree con ispessimento della mucosa e aumentata produzione di muco.
 

Diagnosi clinica

Si basa sulla raccolta dei dati anamnestici e sull’esame obiettivo. Importanti sono gli esami allergologici (più comunemente i test cutanei e meno frequentemente la valutazione delle Immunoglobuline IgE specifiche) al fine di evidenziare se il soggetto è allergico o meno e, in caso affermativo, a quale/i allergene/i. Le allergie da pollini possono essere soggette a una predisposizione genertica: questo vuol dire che un bambino con genitori sani corre il rischio di essere allergico per il 10-15%; mentre, nel caso in cui uno dei due genitori sia allergico, la percentuale di rischio aumenta fino al 30%. Se invece tutti e due i genitori sono soggetti allergici a pollini, il bambino potrà sviluppare anch’egli un’allergia analoga nel 60-80% dei casi. La prima cosa da fare se si sospetta un’allergia respiratoria è rivolgersi al proprio medico e/o allo specialista allergologo al fine di effettuare una corretta diagnosi, identificare eventuali allergeni responsabili della sintomatologia e pianificare interventi di prevenzione e trattamento anche prima dell’inizio della stagione pollinica.

CONSIGLI UTILI 

  1. Evitare l’assunzione di farmaci in assenza di un consulto col proprio medico curante. Si sconsiglia fortemente il soggetto allergico alla libera gestione dell’allergia e si invita inoltre a seguire con la massima attenzione le indicazioni date dal medico.
  2. Indossare sempre mascherina e occhiali da sole in occasione di uscite all’aperto.
  3. Durante i periodi di pollinazione è meglio evitare uscite nelle ore di maggiore concentrazione pollinica, preferendo le uscite in prima mattina o tarda serata.
  4. Evitare i viaggi in macchina o in treno con i finestrini aperti. Se si viaggia in macchina usare preferibilmente un 
impianto di aria condizionata munito di filtri di aerazione anti-polline/antiparticolato e cambiarli alla fine di ogni inverno. 
  5. Tenere chiuse le finestre durante le ore centrali della giornata. 
 
  6. Evitare umidità e pioggia perché possono portare a un aggravamento 
dei sintomi nasali e bronchiali. Durante i temporali, i pollini vengono ridotto in frammenti ancor più piccoli rispetto al solito, e in questo modo riescono a penetrare con più facilità nelle vie aeree. 
  7. Consultare settimanalmente i calendari pollinici. Questo permette di conoscere il periodo di fioritura delle piante responsabili delle manifestazioni allergiche, e quindi di scegliere con più accuratezza i momenti da trascorrere all’aperto. 
  8. Evitare l’utilizzo di tappeti in casa e lavare quanto più freqeuntemente possibile i tendaggi dal momento che sono il luogo in cui più facilmente si depositano le particelle allergizzanti. 

Il vaccino per l’allergia

L’immunoterapia per l’allergia, anche detta allergene-specifica ITS, o più semplicemente, “vaccino“, è un trattamento preventivo per le reazioni allergiche a sostanze come pollini di vario tipo, acari della polvere, veleno di insetti, allergeni derivati dagli animali domestici ed altri ancora. L’immunoterapia consiste nella somministrazione prolungata di dosi controllate di un allergene cui la persona è sensibilizzata. Le somministrazioni inducono il sistema immunitario a diventare nel tempo meno reattivo riducendo così i sintomi allergici, per questo si parla di vaccino per l’allergia. Per quanto riguarda l’allergia alle graminacee la ricerca ha messo a disposizione dei vaccini che sono simili a dei farmaci con una specifica posologia e modalità di somministrazione. Si presentano come delle piccole compresse appiattite, in forma di tablets, che si prendono con una somministrazione sublinguale. Al momento del vaccino sublinguale ne esistono due varianti, una che prevede una somministrazione tutti i giorni per 3 anni e l’altro che non ha una durata totale predefinita e prevede una finestra di assunzione quotidiana per 6-7 mesi all’anno. Per questo secondo tipo è importante però che la somministrazione inizi in largo anticipo sulla stagione delle allergie primaverili, si consiglia, infatti, di cominciare a gennaio.


L’immunoterapia per l’allergia e le controindicazioni

Già dopo un anno dall’inizio dell’immunoterapia per l’allergia ci sono evidenti miglioramenti con una riduzione significativa dei sintomi. Di solito l’apice dell’efficacia del trattamento si raggiunge al secondo anno dall’inizio della somministrazione. Le persone per cui è controindicato l’uso di queste terapie sono i pazienti oncologici o con una malattia tumorale recente. Non si prescrive il vaccino per l’allergia al polline anche in caso di patologie autoimmuni. E per i bambini? Bisogna aspettare generalmente i 6-7 anni di età. Bisogna, infatti, attendere che il sistema immunitario sia arrivato a maturazione. Per i nuovi vaccini in forma di farmaco è importante che il paziente non abbia lesioni in bocca come afte o piccoli tagli. Questo perché porterebbero ad un assorbimento accelerato. Inoltre se sono in programma interventi odontoiatrici è indicata una sospensione di qualche giorno dell’immunoterapia. Un’altra raccomandazione riguarda l’asma: se ci si trova a vivere una fase di riacutizzazione, è meglio non intraprendere il trattamento col vaccino sublinguale per graminacee.