Convulsioni nei bambini: cosa fare senza entrare nel panico

Quando si assiste per la prima volta a una convulsione del proprio bambino è facile lasciarsi prendere da una sensazione di panico e non sapere come reagire e comportarsi. In realtà però, nella maggior parte dei casi non si tratta di una condizione grave o rischiosa per il bambino, ma che bisogna saper riconoscere e gestire senza mai sottovalutarla perché non si deve certo negare che, in alcune circostanze, queste crisi sono associate a condizioni più serie di quello che è solamente un sintomo.

In cosa consistono le convulsioni?

Se dovessimo spiegare le convulsioni con parole semplici dovremmo definirle come una contrazione involontaria della muscolatura imputabile a un’attività anomala di determinate cellule del cervello. Quindi il bambino mostra una contrattura dei muscoli e altri segni che consentono di individuarle. Le convulsioni si possono ravvisare per lo più durante degli stati febbrili, ma anche in assenza di questi, e allora la situazione può essere più preoccupante. Molti genitori credono, erroneamente, che la febbre alta causi le convulsioni, falso. Sono gli sbalzi di temperatura corporea a mandare in tilt momentaneo le cellule cerebrali imputate in tale processo. Non bisogna quindi allarmarsi se il bambino ha la febbre alta cercando di abbassarla a tutti i costi se non ha mostrato predisposizione alle convulsioni. Nel caso invece fossero sopraggiunti già degli episodi, meglio seguire il parere del medico se consiglia di somministrare antipiretici prima dei 38°.

In caso di convulsioni in assenza di febbre si può ipotizzare una crisi epilettica. L’intervento di un medico è assolutamente necessario. Non ci si deve far prendere dal panico e bisogna chiamare immediatamente un pediatra.

Come riconoscere le convulsioni febbrili

Distinguere le convulsioni febbrili da quelle epilettiche non è difficile se si conoscono i principali sintomi. Vediamoli:

  • Perdita di coscienza, segue un sintomo che fa un po’ impressione: gli occhi vengono rivolti verso l’alto, qui i genitori si impressionano molto.
  • Fase tonica: irrigidimento della muscolatura, si serrano le mandibole, irrigidimento degli arti. Dura qualche secondo o qualche minuto.
  • Fase clonica: caratterizzata da scosse muscolari cadenzate ritmicamente, solitamente dura pochi minuti.
  • Fase post-critica: questa fase è caratterizzata da uno stato di forte sonnolenza, si possono perdere anche le urine durante il sonno-veglia. Può durare fino a qualche ora.

Oltre a questi sintomi si deve tenere presente che le convulsioni febbrili si manifestano nella prima infanzia, fino a circa 5 anni di età.

Causa delle convulsioni

Anche qui bisogna distinguere di quale tipo di convulsioni si tratta. Se parliamo di convulsioni febbrili, come detto prima, sono causate da anomalie di funzionamento delle cellule cerebrali, sovente dovute a immaturità di tali cellule nervose, crescendo il problema sparisce completamente senza lasciare conseguenze. Se le convulsioni, invece, non sono correlate a stati febbrili, vanno fatte delle indagini, la causa potrebbe essere di natura neurologica, come l’epilessia.

Cosa fare e cosa non fare in caso di convulsioni

Indipendentemente dalla tipologia di convulsioni non si deve mai e poi mai cercare di tirare fuori la lingua del bambino o infilare oggetti potenzialmente pericolosi in bocca, si può ferire il bambino e chi sta provando a soccorrerlo. Vediamo invece cosa fare:

  • Adagiare la testa su un lato in modo che la lingua non ostruisca la respirazione (il bambino respira anche col naso), inoltre è frequente che il bambino sotto convulsioni vomiti, quindi se posizionato con la testa di lato sarà più facile espellere il rigurgito.
  • Se non si tratta del primo episodio convulsivo è possibile che il pediatra abbia consigliato un microclisma rettale a base di diazepam al fine di rilassare la muscolatura. Da no praticare se non sotto prescrizione medica.
  • Abbassare la febbre, ma non bruscamente. Niente borse di ghiaccio e niente frizioni di a alcol, meglio somministrare un antipiretico e lasciare il bambino scoperto.

Solitamente questi episodi rientrano abbastanza velocemente, tuttavia, è bene sempre chiamare uno specialista pediatrico che possa recarsi a domicilio e valutare la condizione del bambino.